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"Islamizzazione europea e chiesa cattolica", un tema più che mai attuale e complesso

10/03/2017

"Islamizzazione europea e chiesa cattolica", un tema più che mai

attuale e complesso

 

Il 07 marzo u.s. alle 20:30, nella sede del Rotary Club di Corato in Larghetto San Benedetto 5, don Nicola Bux, sacerdote dell'Arcidiocesi di Bari, ha parlato di "Islamizzazione europea e chiesa cattolica", un argomento attuale e di grande interesse per cui, affinché si possa dare ampia illustrazione del contenuto, scusandoci con chi disapprova,  non ci limitiamo nello scrivere e vi presentiamo un articolo piuttosto lungo.

 

Don Nicola è un docente di studi teologici ed orientalistici, oltre che delle liturgie cristiane, e per questo motivo è un grande conoscitore delle religioni orientali. Autore di vari libri dedicati alla liturgia, ecclesiologia ed ecumenismo, ha collaborato con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI nei Sinodi del 2005 (sulla liturgia) e del 2010 (sul Medio Oriente). Nel 2016 ha pubblicato il suo ultimo libro "Con i sacramenti non si scherza". Durante questo incontro don Nicola ha fornito il suo punto di vista sul un tema spinotto, ma quanto mai attuale, della "Islamizzazione dell'Europa". Questo fenomeno deve essere considerato come un "pericolo" reale? Come devono interpretarlo i cattolici? Da un lato Papa Francesco invita a confrontarsi con religioni diverse (in qualche modo nuove) per il nostro paese, dall'altro aumentano (per fortuna non in Italia) i casi di estremisti che, in nome di sedicenti credi religiosi, compiono stragi.  

 

L'intendimento del Rotary Club di Corato è spingere ancora alla riflessione su un tema di così grande attualità. Una settimana fa, nel seminario di approfondimento sul progetto AI-LATI organizzato in collaborazione con la Fondazione Casillo, la mediatrice culturale Katiuscia Carnà ha parlato delle nuove comunità religiose che sempre più nascono nel nostro paese e che rappresentano punti di aggregazione pacifici dove incontrarsi, conoscersi ed arricchirsi vicendevolmente. In questo incontro si è continuato a parlare dello stesso argomento, ma sotto un altro punto di vista, "L'Islam i musulmani e la religione cattolica" un tema tanto importante quanto longevo. Una storia di conflitti tra Cattolici e Musulmani. 

 

L'incontro che ha ospitato Don Nicola Bux con la mirata relazione, stato moderato dal Presidente del Rotary, Pierluigi Amodio e dal Segretario Maurizio Quinto, si è man mano trasformato in un interessante dibattito per via dei numerosi interventi di alcuni auditori competenti della materia che hanno espresso interessamento e preparazione per l'argomento.

 

"I Musulmani - ha spiegato Don Bux - rispetto ai Cattolici  hanno punti di vista differenti. Ci sono Musulmani praticanti che applicano alla lettera ciò che il Corano impartisce e ci sono Musulmani non praticanti che hanno una idea piuttosto sommaria. I praticanti, attaccati alle loro regole, se diventano maggioranza si dimostrano pericolosi e vogliono imporre i loro punti di vista. Al Cairo c'è una università per lo studio del Corano e per come applicarne le sue regole, A questo punto c'è da chiedersi se una Nazione politica e religiosa può governare se stessa e gli altri. Io direi di no".

 

"Manca il fondamento etico - ha continuato Don Nicola - per questo quando un Politico o una Comunità religiosa tabilito. E perché con  i Musulmani è impossibile raggiungere un accordo come è possibile, ad esempio, con i cinesi con i quali il dialogo è più semplice? Allora dipende dai musulmani, sono loro che avranno qualche problema".

 

"L'Europa - spiega ancora Bux - fu fondata sulla scia della religione cattolica e il tedesco Adenauer, uno dei fondatori della Comunità europea, era cattolico praticante, dov'è il motivo che ci indurrebbe a modificare il nostro punto di vista religioso? Si, ci sono delle differenze, ad esempio il velo per noi è irrazionale mentre per i musulmani la poligamia è razionale, differenze che potrebbero trovare un punto di incontro evitando di creare conflitti. I Musulmani seguono la scia di Maometto indicato quale Messaggero di Dio che sarebbe stato incaricato da Dio stesso – attraverso l'angelo Gabriele – di divulgare l'ultima e definitiva Rivelazione all'umanità. Per i musulmani il Corano, così come viene letto oggi, rappresenta il messaggio rivelato quattordici secoli fa da Dio a Maometto".  

 

"Tutto ciò che sta accadendo oggi - dice un auditore nel suo intervento - è la ripercussione delle crociate".

 

"Non possiamo - ha risposto Bux - attribuire alle Crociate la causa dei continui conflitti, le Crociate, anche se tali campagne furono benedette e spesso invocate dal papato e motivate da un sentimento eminentemente religioso che intendeva liberare dall'occupazione musulmana la terra dove nacque, predicò e morì Gesù, non si trattò propriamente di guerre di religione, dato che lo scopo non fu mai quello di costringere i musulmani a cambiare religione, neppure dopo le avvenute conquiste. Oltre a questo appunto si possono consultare numerosi fatti storici che parlano delle Crociate. Se poi, per scusare le guerre dei Musulmani, volessimo speculare sulle Crociare sicuramente faremmo un grosso errore".

 

"Ammesso le azioni della Crociate, - risponde anche un altro auditore - che comunque fanno parte della storia, non si può non condannare l'Islam per quello che i Musulmani stanno facendo".

 

"Non possiamo - interviene Bux - neppure paragonare le azioni delle Crociate a quelle poste in atto dai Musulmani. Pensiamo solo cosa accadrebbe se ogni cattolico prendesse dure posizioni per difendersi dalle regole che i Musulmani vogliono imporre. Sarebbe smuovere gli animi di tutte le altre religioni con conseguenze immaginabili. Purtroppo la nostra classe politica è impreparata, per questo ci troviamo ad accondiscendere a tante situazioni anomali. Anche Papa Francesco, così permissivo quando parla di accogliere, non valuta bene la situazione. un Cardinale venuto dall'Estero per un colloquio con il Papa in cui intendeva dire di smetterla di parlare di accoglienza perché per accogliere occorrono le condizioni ottimali che noi non abbiamo".

 

Dal pubblico un altro intervento: "La storia parla di tre monaci mandati da San Francesco per convertire una piccola comunità di Musulmani, questi furono fatti a pezzi e i loro resti portati e lasciati alla basilica di sant'Antonio a Padova. Queste sono azione che il Cattolico non fa".

 

Un'altra riflessione di Don Bux: "L'Islam è una società di giovani, giovani che vengono indirizzati dagli anziani a seguire determinate regole, loro abbinano le regole che vengono loro imposte e la loro stessa forza giovane per fare battaglia, noi invece siamo una società di adulti ormai stanchi, occorrerebbero più nascite affinché la nostra società abbia più forza fisica e ideologica per almeno difendersi da ogni sopruso, questo non solo per difendere i nostri ideali religiosi ma anche per l'economia, occorre fare figli stiamo invecchiando senza prospettive. I Musulmani per superare questo problema puntano sulla poligamia".

 

Una battuta dal pubblico: "Allora adottiamo la poligamia anche noi!!!"

 

Bux, sempre con battuta di spirito: "E perché no, abbiamo approvato tante leggi, proviamo anche questa, l'essenziale è fare figli".

 

Dal pubblico: "Non possiamo rinunciare ad essere quelli che siamo per dare spazio a queste prevaricazioni!"

 

Bux racconta di un sacerdote cattolico: "Purtroppo la colpa è anche la nostra, vi dico di un sacerdote che rivolto alla platea ha contestato alcuni punti della religione cattolica, allora in questo caso remiamo contro noi stessi, è come se in un'azienda un dirigente o dipendente comune parla male dei prodotti che si producono in quella azienda. Questo è un fallimento, se qualcosa non va occorre parlarne prima tra i responsabili. In tutta la società, cattolica e laica che si rispetti occorre obiettività nei propri modi comportamentali".

 

L'incontro trasformatosi in dibattito ha avuto un risvolto molto interessante con un contenuto di una data importanza, contenuto che dovrebbe essere fatto proprio da tutti per poter guardare oltre la semplice vita fatta di feste e passeggiate nel tempo libero, occorre trovare il tempo per aggiornarsi sulla religione, sulla politica e su quanto ci circonda, caso contrario saranno sempre gli altri a decidere per noi. Ecco il motivo della lungaggine di questo articolo, un articolo che ha l'obiettivo di carpire, almeno inizialmente, l'attenzione dei più sensibili

 

Segue una esposizione dettagliata della relazione di Don Nicola Bux:

 

Nicola Bux – ISLAMIZZAZIONE EUROPEA E LA CHIESA CATTOLICA

(Corato,7 marzo 2017)

 

1. “Con le vostre leggi vi invaderemo, con le nostre vi sottometteremo”: questo è lo slogan che sintetizza l'intento di islamizzare l'Europa, da parte dei finanziariamente potenti stati islamici. Gli ecclesiastici mediorientali lo sanno bene.

 

          Alcuni anni fa, il regista Luca de Mata curò per la Rai, un documentario in quattro puntate intitolato “Musulmani Europei”: suscitò non poche polemiche, in quanto non era politicamente corretto. La stessa Rai la mandò in onda in tarda serata;

forse aveva il torto di dimostrare nei fatti l'assunto suddetto. Tra l'altro, diversi islamisti, cercavano di spiegare che jihad non significa, secondo il Corano, guerra santa; però, non sembrava che tutti i musulmani la pensassero così. E' noto che Muhammad ha ucciso, per affermare il suo verbo. Gli esegeti ritengono che, se al Corano si applicassero le regole ermeneutiche usate per la Bibbia e per altri testi antichi, cadrebbe a pezzi, tante sono le contraddizioni al suo interno. Dunque ammettiamo almeno due interpretazioni del jihad. Un altro esempio: una sura del Corano dice: "se Allah avesse voluto far degli uomini un'unica comunità (leggi: religione), l'avrebbe fatto; invece così non è: quindi, si gareggi nel fare il bene".

Un'altra sura, al contrario, dice di proteggere (leggi: sottomettere) le genti del libro: cioè ebrei e cristiani. Di fatto, nella migliore delle situazioni ,- in Turchia, ad esempio, - i cristiani sono considerati millet (nazione) e quindi di seconda categoria. Se non fossimo imbevuti del mantra del 'dialogo', verrebbe da dire che la concorrenza fa bene non solo al mercato ma anche alle religioni: una concorrenza leale e civile, che solo il diritto può regolare.

 

          Dall'11 settembre 2001 sembra in discussione la pax interreligiosa: e non ci riferiamo più alla ribellione intellettuale di Oriana Fallaci, ma all'instaurazione dell'islam manu militari da parte del Daesh (Islamic State). Insomma è caduta la maschera. Ci eravamo abituati da Assisi in poi alle sfilate di sant'Egidio, dove il musulmano Al-Tourabi, noto pianificatore dei massacri dei cristiani in Sudan, poteva tranquillamente accendere una candelina nel grande candelabro dove tutte le religioni sono uguali! Oggi, dopo aver udito anche a Parigi il grido 'Allah è grande', dovrebbe essere evidente che non abbiamo tutti la stessa idea di Dio, quantomeno i cattolici e i musulmani. Del resto, ci si dovrebbe chiedere: se tutte le religioni sono uguali, perché ve ne sono molte? Se Cristo avesse ritenuto perfetta la religione ebraica nella quale era nato, che bisogno avrebbe avuto di dire ai discepoli della sua nuova religione:

“Se la vostra giustizia non sarà superiore a quella degli scribi e dei farisei...”? Altrettanto Mohammed: egli è ritenuto dai suoi il 'sigillo' dei profeti(l'evangelista Giovanni, se fosse vissuto nel VII secolo, l'avrebbe querelato per plagio, visto che ne aveva già parlato lui a proposito di Cristo). Ancora, a mo' di esempio: se si comparano l'idea di Dio e l'idea di uomo che cristianesimo e islamismo hanno rispettivamente, ci si accorgerà che sono abbastanza diverse e concorrenziali; ed anche, che c'è un contrasto reale o almeno una differenza sul destino dell'uomo: per il cristiano, Dio ha in mano la storia, ma lascia all'uomo la libertà di accoglierlo o di respingerlo; per il musulmano invece, Allah ha predeterminato tutto e l'uomo è come limitato nei suoi movimenti.

 

          Ora, nella Dichiarazione del Vaticano II sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, non v'è nessuna affermazione che l'islam sia una religione rivelata da Dio. Ciò nonostante, con la resa di gran parte della Chiesa cattolica, l'islamizzazione dell'Europa avanza. Qualcuno si è affrettato a distinguere l'islam moderato da quello radicale; ha stupito non pochi il fatto che quest'ultimo sia stato persino descritto da papa Francesco come figlio dell'aggressione occidentale e della povertà, cioè di condizioni materiali, "strutturali" in senso marxiano, invece che di una scelta religiosa nativa, di una lettura del Corano in esso ben radicata. Anche qui la narrazione politica papale è apparsa distaccata dalla realtà, e di conseguenza inefficace.

 

2. Con Papa Benedetto XVI avevamo imparato una nuova espressione: “ la dittatura del relativismo”. Ci aveva spiegato in che consiste: non tollera verità oggettive universalmente condivisibili e, per conseguenza, tende ad annullare progressivamente tutte le differenze, comprese quelle più evidenti come la differenza sessuale. E poi, con l’assenso crescente di non pochi laici amanti della ragione – persino un Jürgen Habermas delle ex Brigate Rosse tedesche - ci aveva ricordato che una cosa è il bene e un’altra il male, più ancora che una è la verità e molte le menzogne. Se la convivenza civile non fosse basata sulla ricerca e la pratica della verità, porterebbe solo alla violenza, dando corpo all’idea di Hobbes sullo stato moderno, all’idea di diritto come compromesso di potere e all’idea di bene comune come utile individuale.

 

          Ma è soprattutto con la lezione accademica tenuta all’università di Regensburg il 12 settembre 2006, che Benedetto aveva impresso una chiarificazione al cosiddetto dialogo tra le religioni. In verità, egli aveva affrontato la questione già da tempo: menziono soltanto una sua opera, a mio avviso essenziale per capire il suo pensiero: Fede, Verità, Tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo, Cantagalli, Siena 2003 (Per alcune mie valutazioni in merito: cfr Il Signore dei Misteri,.Eucaristia e relativismo, Cantagalli, Siena, 2005).

 

          Il messaggio è molto semplice: la violenza è contraria alla ragione. In tal senso, non ha menzionato i versetti coranici che giustificano la violenza, ma soltanto una sura del Corano, quella sempre ricordata dal mondo musulmano e che si esprime in favore della libertà di coscienza. Questo, per capire l’autentico spirito di Benedetto XVI.

          Leggendo per intero il dialogo (che si svolse in lingua greca: cfr. edizione critica di Theodore Khoury, citata dal Papa) con Manuele II Paleologo – di cui i media hanno enfatizzato solo la citazione papale che è marginale nella lezione – il dotto persiano di religione islamica dice di stare anche lui dalla parte della ragione, in quanto l’islam è basato su misura (in greco métron) e giusto mezzo (mesòtes). La cultura greca evidentemente costituisce il contesto per entrambi e si può dire che i due dialoghino secondo quella logica e in modo ragionevole; ciò non toglie che emergano notevoli differenze sui rispettivi modi di vivere. Soprattutto, il dotto persiano, portando alcuni esempi, accusa il cristianesimo di irrazionalità e follia. Ma il basileus controbatte dicendo che la follia cristiana della Croce è controbilanciata dall’illimitata speranza. Si sa che questo è il paradosso del cristianesimo, che ne fa una religione per un verso ragionevole e terrena e per l’altro aperta alla fede e al mistero divino. Quindi, risulta pertinente l’auspicio di “un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa” fatto dal Papa, al fine di attuare “un vero dialogo delle culture e delle religioni” (Chi crede non è mai solo. Viaggio in Baviera -Tutte le parole del Papa, ed. Cantagalli, Siena 2006, p 28-29). Così, necessitano di nuova comprensione sia il concetto di ragione che il concetto di dialogo, visto che Benedetto vi aggiungeva ripetutamente l’attributo ‘vero’.

 

          Quanto al concetto di ragione, in un passaggio centrale della lezione afferma che proprio la sua mancanza costituisce una delle peggiori patologie della religione; invece di proporre e diffondere la fede con la ragione, si ritiene ancora oggi di imporla con la forza. Si può immaginare che Dio approvi quest’ultima modalità? Egli nella sua essenza è l’amore, la bontà e la pace. Si comprende come soltanto con la ragione sia possibile convincere l’uomo della verità della religione. A Monaco, nell’omelia della Messa, aveva precisato: “La nostra fede non la imponiamo a nessuno. Un simile genere di proselitismo è contrario al cristianesimo. La fede può svilupparsi soltanto nella libertà. Ma è la libertà degli uomini alla quale facciamo appello di aprirsi a Dio, di cercarlo, di prestargli ascolto”(10 settembre 2006) (Ivi, p 39.). Lo ha ripetuto nel testo preparato per l’Università di Roma, dove gli fu impedito di entrare.

 

          Se quanti hanno mostrato di scandalizzarsi della citazione del basileus bizantino, avessero riflettuto sull’antefatto, nemmeno troppo distante, di Averroè, l’autore più autorevole del pensiero arabo-islamico medievale, si sarebbero accorti che la sua filosofia ispirata ad Aristotele, già registrava l’incompatibilità della ragione con la credenza coranica. I musulmani lo tralasciarono in favore del filone mistico di Abulafï. Il pensiero islamico odierno nei suoi esponenti più riflessivi e pacati – ce ne sono, sebbene intimoriti – deve riprendere quelle radici e noi cattolici dobbiamo sostenerlo.

 

          Quanto al concetto di dialogo, esso non è altro, almeno per i cristiani, che la prosecuzione del grande dialogo iniziato sin dal principio dal Logos per mezzo dei profeti e negli ultimi due millenni con l’incarnazione (cfr Lettera agli Ebrei 1,1): 2.

 

3. Ma, è il dialogo il compito principale della Chiesa? La Chiesa è nel mondo (cfr Gaudium et Spes, n 40) per annunciare il Vangelo di Gesù, al fine di condurre la storia umana al suo compimento o ricapitolazione in Cristo (cfr Ivi 45); in secondo luogo, alla base di tale missione c’è la coscienza della Verità che salva l’uomo. Il movente originale dell’attenzione dei cristiani all’umano, è Gesù, che con l’incarnazione rivela all’uomo il significato di se stesso. Perciò, l’uomo è la via obbligata per la Chiesa, la quale non può non dedicarsi a servire il bene dell’uomo. Questo è il senso dell’evangelizzazione. E’ noto quanto sia diffuso – anche tra ecclesiastici e fedeli - il dubbio che Gesù Cristo sia l’unico salvatore di tutti gli uomini: “Lasciamo che i pagani rimangano pagani, Dio avrà senz’altro misericordia di loro”, così si sente dire. Ma “Cristo non è venuto perché tutto è già buono e sta sotto il regime della grazia ma perché l’appello alla bontà e al pentimento è assolutamente necessario… Anche oggi deve esserci pentimento perché ci sia salvezza” (J.Ratzinger, Dio si impietosì, Trenta Giorni 2, 2003, p 56-57). Il messaggio chiave del Nuovo Testamento resta: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). Questa è la differenza tra Israele e la Chiesa: la conversione quotidiana e permanente. Quindi, non ci può essere salvezza senza conversione.( cfr Congregazione per la Dottrina della fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, Città del Vaticano 2007, n 1, 7, 9, 12.) Per questo è necessario che la Chiesa, i suoi sacerdoti e laici si dedichino a far conoscere Gesù e il suo Vangelo, prima che spendersi in altre attività per le quali vi sono altre vocazioni. Quindi, è il Vangelo il dialogo tra Dio e l’uomo di ogni generazione! Non tra le religioni, che risulta in realtà un’astrazione, a motivo del loro essere sistemi conclusi, ma tra le culture e, meglio, le filosofie degli uomini. Proprio a Regensburg, Benedetto XVI ribadì che abbiamo urgente bisogno di tale dialogo, allargando il concetto di ragione ed il suo uso. Non è qui il luogo per un sistematico approfondimento. Egli ha inoltre ricordato che l’Occidente non parlando di Dio non può dialogare con le altre culture del mondo che rimangono sconcertate dalla nostra secolarizzazione, intesa come rifiuto della ragione, del sacro e, appunto, di Dio. Dunque, il cosiddetto dialogo interreligioso ha bisogno di un mutamento di metodo: va ancora in tale direzione il segnale dato in Baviera. La questione fede-ragione oggi riguarda i musulmani tanto quanto i cristiani e i laici non credenti in Europa e fuori. Quelli che sono d’accordo su tale analisi si alleino: è anche un’indicazione di Papa Benedetto, peraltro già tracciata da cardinale.

 

4. Nell’XI secolo, Papa Gregorio VII aveva relazioni col rais della Mauritania e san Francesco andava dal sultano d’Egitto. Era scontato che cristianesimo e islamismo fossero differenti, eppure questo non impediva i contatti, con tutta l’asperità di quei tempi. In verità era, come sempre, uno scontro tra interessi mondani, cioè culturali, economici e politici. Nessuno scandalo: per caso nella nostra epoca il dialogo è riuscito a prevalere sempre sui conflitti armati quale strumento per risolverli?

 

          Proprio in Europa, l’apertura al dialogo della Chiesa cattolica è stata interpretata da un lato come se la Chiesa avesse abbandonato la propria certezza, la propria fede e missione, quindi abbia ceduto al relativismo. All’opposto si obietta che la convivenza tra le religioni e i popoli diversi renderebbe questo necessario, mentre l’affermazione di una sola verità sarebbe foriera di violenze e conflitti. Un’affermazione del genere è illogica. Che legame c’è tra l’affermazione della verità su Dio e sull’uomo e l’istigazione alle guerre e alla violenza? Pace, amicizia e libertà sono precisamente le condizioni nelle quali ciascun partecipante al dialogo può liberamente esprimere quello in cui crede: mentre si riconosce che, in materia di opinione circa la verità ultima, la coscienza umana gode di autonomia e di libertà e non può mai essere sottoposta ad alcuna coercizione o pressione in nome della verità stessa, che è il contenuto della grande enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II.

 

          Allora, si può dire che, se il dialogo tra culture religiose deve avvenire nel rispetto delle differenze, è necessario confrontarsi innanzitutto sui concetti di ragione e di dialogo. Se si definisce una religione come “la migliore per l’umanità” – come ebbe a dichiarare il presidente iraniano all’indomani di Regensburg – allora non ci si deve sottrarre alla critica della ragione sui suoi contenuti e metodi, sui suoi rivestimenti culturali. Così le manifestazioni di violenza, se non possono attribuirsi alla religione in quanto tale (Cfr Messaggio di Benedetto XVI al Meeting interreligioso d’Assisi promosso dalla Comunità di S.Egidio, 4-9 settembre 2006.) saranno subito emarginate come estranee ad essa. Se questo non avviene, è legittimo supporre d’essere in presenza d’ambiguità e impurità che andrebbero chiarite (Ne faccio cenno ne Il Signore dei misteri, Ed.Cantagalli, Siena 2005, cap I.).

 

          A partire dal concilio Vaticano II, il dialogo interreligioso è stato portato avanti anche da istituzioni accademiche cattoliche. Malgrado tali lodevoli iniziative, bisogna constatare che buona parte del clero e del laicato impegnato in politica è “senza difese”, impreparato o privo degli strumenti per rendere ragione della fede e… della ragione medesima, e quindi per difenderla. Se una cosa non la si sa difendere non la si saprà diffondere.

 

          Finora si è ritenuto che avessero dignità di dialogo soltanto i meetings dove le differenze venivano attutite in nome di ciò che unisce. Qualcuno ha efficacemente detto che per taluni cattolici era ritenuta vera solo la verità dell’altro. Però, nel messaggio finale sottoscritto dai leaders religiosi al citato meeting di Assisi, si richiama che non è ‘religione pura ’ quella che acconsente alla violenza; questo richiama quanto già il concilio Vaticano II ha detto circa la funzione purificatrice del Vangelo in rapporto alle religioni e alle culture (Cfr il decreto Ad Gentes, n 9 e la costituzione Gaudium et spes, n 58.) e ancor più circa la valorizzazione di quanto di vero e di santo c’è in esse: purezza è una categoria etica, ma è un primo passo per riaprire il dibattito sulla verità della religione a cui un vero dialogo alla fine deve condurre.

 

          Benedetto XVI volle da Regensburg descrivere la strada al dialogo vero, quello del confronto tra religione e filosofia, come dai primi tempi del cristianesimo hanno fatto il filosofo Giustino e il giudeo Trifone, il catecheta Origene e il pagano Celso, i grandi Agostino e Tommaso per mezzo dei dialoghi ‘a distanza’ rispettivamente con Platone e Aristotele: questo per rendere ragione della propria fede o credenza in tutta libertà – cosa essenziale anche oggi – onde giungere alla questione della verità.

 

5. La Chiesa deve essere di aiuto alla libertà di tutti gli uomini, non solo dei cristiani, discutendo, per esempio, del modello più adeguato di integrazione. Lo accenno soltanto: in sostanza, bisogna partire dal dato culturale e antropologico consolidato da secoli qui da noi o prescinderne? Secondo non pochi studiosi è valido il primo caso, perché pur conservando le sue caratteristiche è capace di integrare elementi di altre culture che siano compatibili con essa, recependoli e amalgamandoli onde arricchirsi e non impoverirsi o addirittura annullarsi. Un po’ come dovrebbe avvenire nel matrimonio tra uomo e donna. È il modello dell’identità arricchita. Ma se tra noi c’è il “vuoto” d’identità, come lo riempiremo? È già un altro discorso.

 

          Dunque, se non si può più condividere lo scontro tra religioni – sebbene ci sia la teoria dello scontro di civiltà – non si deve nemmeno cedere all’ideologia del dialogo, ma si deve andare al confronto, o se si vuole, ad una naturale concorrenza tra esperienze che, come le religioni, intendono proporsi all’uomo per rendere più facile la via a Dio e meno difficile la vita del mondo. Così il cristianesimo cattolico propone il ‘dialogo della salvezza’ come lo ha attuato Cristo che ha incontrato tutti, uomini e donne, poveri e ricchi, intelligenti e ignoranti, giudei, romani e greci, annunciando che Dio è amore verso tutti e chiede altrettanto verso di lui e l’intera umanità. Difficilmente si negherebbe che questa sia la verità verso la quale tutti, che lo sappiano o meno, sono in qualche modo orientati.

 

          Per dialogare tra europei e arabi, ancorché cristiani e musulmani, è necessario stabilire un linguaggio comune, intendersi sull’esperienza elementare. La Chiesa cattolica propone a livello globale che il dialogo abbia come punto di partenza la natura umana, come punto di riferimento l’uomo, come argomento la realtà in cui vive l’uomo, come linguaggio la ragione e come protagonisti i fedeli laici, e non solo gli ecclesiastici. La ragione sta alla base della fede, perché è un rapporto con la realtà, perché è vita. Solo queste nuove basi di dialogo possono portarci da una immaginaria comunione nella fede a una vera comunione nella vita.

 

          Pare ora più palese la necessità di privilegiare, di ritenere oggetto primario eprioritario del dialogo, i diritti umani, e soprattutto il diritto più fondamentale di tutti, quello alla libertà da ogni costrizione meramente umana in materia di coscienza e religione. Ciò varrebbe in modo particolare, anche se certamente non solo, per il dialogo con i musulmani, ma anche con gli ebrei di Israele. In paesi a maggioranza “islamici” è ancora non di rado negata la legittimità della presenza, e della testimonianza, all’interno della comunità nazionale, dei credenti in Cristo.

 

          Il discorso di Benedetto a Regensburg costituisce una 'svolta' nel dialogo interreligioso: da una impostazione in cui si relativizzavano e sfumavano le differenze e che non ha prodotto risultati reali, a un confronto su temi concreti. Dunque, siamo dinanzi a un chiarimento di metodo: la questione fede-ragione oggi riguarda i musulmani, ma nondimeno i cristiani e i laici non credenti in Europa e fuori. Le sue parole chiare hanno prodotto i fatti: le lettere a lui inviate da 38 saggi musulmani, poi da 138; la visita del re d'Arabia Saudita; il battesimo di centinaia di musulmani, la costituzione della commissione mista per il dialogo tra Chiesa cattolica e islam. I cattolici non vadano dietro una ‘linea ecumenica’, intesa come l’essere meno cattolici, con una religiosità generica, pacifista, ecologista…– caratteristiche - ricordava ironicamente il cardinal Biffi in Vaticano - dell’Anticristo paventato dal celebre pensatore russo Vladimir Solov’ev, che sembra oggi riproporsi – ma che abbia i contorni nitidi di Cristo e di ciò che viene da lui. (Cfr Le cose di lassù. Esercizi spirituali predicati alla presenza di Sua Santità Benedetto XVI, Edizioni Cantagalli, Siena 2007.).

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