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"Il cyberbullismo", se n'è parlato a Corato Ba

30/09/2017

 "Il cyberbullismo"

 

Un fenomeno particolare del quale se n'è parlato giovedì 12 ottobre 2017 a Corato Ba in un incontro tra Docenti, Legali e Studenti, quale tema: "Il cyberbullismo": Rischi per le vittime e per gli autori.

 

Vista l'importanza dell'argomento abbiamo realizzato un articolo piuttosto lungo, noi consigliamo di leggerlo tutto e con attenzione, si tratta di poter migliorare il tenore di vita delle nuove generazioni.

 

Il 12 Ottobre ore 10.00 l'associazione Gens Nova onlus con il suo presidente L'Avvocato Maria Antonio La Scala, penalista del foro di Bari, è stato presso la sede dell'Istituto professionale L. Tandoi dell' I.I.SS."A.Oriani _L.Tandoi" in via Andria, 38 a Corato per ritornare a parlare di cyber bullismo con l'Avvocato La Scala, hanno preso parte la preside prof.ssa Angela Adduci e la dott.ssa Adele Mintrone (socia di Gens Nova) impegnata in politiche di genere.  L'incontro è stato pregiato dalla collaborazione della prof.ssa Rossella de Benedittis).

 

L'obiettivo di questa iniziativa è quello di contrastare il dilagante fenomeno attraverso azioni di prevenzione rivolte a genitori, studenti e associazioni. Il presidente avv. La Scala ha posto in evidenza gli aspetti innovativi della legge n.71/2017 entrata in vigore il 18 giugno 2017, quale primo strumento legislativo per contrastare il cyber bullismo ed intervenire tutelando se stessi e le vittime.

 

Ha introdotto l'argomento la Dott/ssa Adele Mintrone, Esperta "politiche di genere"

 

Relatore l'Avv. Antonio La Scala, Presidente Nazionale Associazione Gens  Nova ONLUS e Penelope Italia Onlus

 

E' intervenuta per i saluti la Prof/ssa Angela Adduci Dirigente Liceo/Tandoi di Corato

 

Intanto vista l'importanza del fenomeno riteniamo d'obbligo mostrare nei dettagli di che si tratta e pertanto riportiamo alcuni dati di dominio pubblico scaturiti da studi approfonditi condotti da docenti e tecnici del settore:

 

Il cyberbullismo o ciberbullismo (ossia «bullismo online») è il termine che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante gli strumenti della rete.

 

Il termine cyberbullying è stato coniato dal docente canadese Bill Belsey. I giuristi anglofoni distinguono di solito tra il cyberbullying (cyberbullismo), che avviene tra minorenni, e il cyberharassment ("cybermolestia") che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne. Tuttavia nell'uso corrente cyber-bullismo viene utilizzato indifferentemente per entrambi i casi. Come il bullismo nella vita reale, il cyberbullismo può a volte costituire una violazione del Codice civile e del Codice penale e, per quanto riguarda l'ordinamento italiano, del Codice della Privacy (D.Lgs 196 del 2003).

 

Oggi il 34% del bullismo è online, in chat, quest'ultimo viene definito cyberbullismo. Pur presentandosi in forma diversa, anche quello su internet è bullismo: far circolare delle foto spiacevoli o inviare mail contenenti materiale offensivo può costituire un danno psicologico. In Inghilterra, più di 1 ragazzo su 4, tra gli 11 e i 19, anni è stato minacciato da un bullo via e-mail o sms. In Italia, secondo l’Indagine nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblicata nel 2011 (fonte: Eurispes, Telefono Azzurro, 2011 un quinto dei ragazzi ha trovato in Internet informazioni false sul proprio conto: “raramente” (12,9%), “qualche volta” (5,6%) o “spesso” (1,5%). Con minore frequenza si registrano casi di messaggi, foto o video dai contenuti offensivi e minacciosi, ricevuti “raramente”, “qualche volta” o “spesso” dal 4,3% del campione; analoga percentuale (4,7%) si registra anche per le situazioni di esclusione intenzionale da gruppi on-line.

 

La Polizia  di Stato si impegna tanto a porre all'attenzione il fenomeno del cyberbullismo e di brutti episodi di cyberbullismo che a volte sfociano in drammatiche situazioni.
Tutti ne sono a conoscenza, anche i ragazzi!!! eppure…. gli episodi continuano, sempre più aggressivi.

 

Un'età compresa tra i 10 e i 16 anni, un'immagine di bravi studenti, una competenza informatica superiore alla media, incapacità a valutare la gravità delle azioni compiute online: questo l'identikit del cyber bullo, che usa internet per realizzare quello che magari non riesce a vendicare nella vita reale, quello che non ha il coraggio di fare nel cortile della scuola.


Si conoscono tra i banchi di scuola o nella palestra del pomeriggio. Tramite il click del mouse, si sostituiscono ai compagni di classe più timidi sui social network, a nome di altri diffondono immagini e informazioni riservate tramite mms sui telefonini, raccontano particolari personali o dichiarano disponibilità sessuali a nome delle compagne: questi i comportamenti devianti più spesso arrivati all'attenzione degli agenti della Polizia delle Comunicazioni.


Quando dopo una denuncia intervengono gli agenti per fermare azioni di bullismo spesso si hanno delle reazioni di stupore di vergogna e lacrime da parte dei cyber bulli più giovani che ovviamente non si sono resi conto di quanto fosse stato feroce il loro modo di prendere in giro qualcuno.


Il quadro cambia notevolmente con l'avanzare dell'età dei cyber bulli, i comportanti diventano più articolati, più vessatori, più simili ai maltrattamenti ripetuti, agli insulti davanti agli amici, tipici del bullismo "reale".

 

Numerosi i casi negli ultimi anni, ma nulla vieta di ritenere che i giovani tengano sotto silenzio molte delle prepotenze online perché non sanno che esistono leggi per tutelarli e perché in fondo la sofferenza di "leggersi" insultato sul web è motivo di vergogna, è testimonianza di debolezza che non si vuole confessare, nemmeno alla Polizia.


La Polizia delle Comunicazioni promuove progetti e campagne di sensibilizzazione per rendere coscienti i giovani di questo cattivo uso della rete perché solo una buona informazione può aiutare a tutelare i minori e non solo.

 

L'incontro che si è tenuto a Corato giovedì 12 ottobre 2017 presso I.I.S.S. "A.Oriani-L.Tandoi" tra Docenti, Legali e Studenti sul tema ("Il cyberbullismo": Rischi per le vittime e per gli autori) ha avuto uno scopo mirato, quello di far conoscere a quale problematiche potrebbero incorrere sia le vittime che gli autori di questo degradante fenomeno:

 

L'Avv. Antonio La Scala, Presidente Nazionale Associazione Gens Nova ONLUS e Penelope Italia Onlus che ha relazionato sul tema ha avuto argomenti sostanziali da porre all'attenzione dei presenti: le responsabilità dei genitori che dovrebbero vigilare sui figli nel momento in cui hanno a che fare con il web, la leggerezza dei figli che a volte diventano "curiosi" fino a lasciarci "le penne" e principalmente il peggioramento della società che con il progresso importa, oltre al tenore di vita attuale, anche falsi benefici e catastrofiche situazioni che ledono l'essere umano in se.

 

Ecco che ci viene da dire che: la vita è sacra "viverla bene dipende da noi" e se non ci facessimo influenzare da quella "fetta" di corrotti che non sono per il progresso, ma solo ed unicamente per il vizio e per il "dio denaro", solo allora potremmo sperare di rimanere immuni da peccati, delusioni, reati e negatività.

 

L'Avv. La Scala, con l'aiuto di video realizzati dal Corpo di Polizia, ha posto in evidenza il fenomeno e le tristi ripercussioni che ne scaturiscono. La Scala, ha posto in evidenza la gravità del reato che oltre ad essere un reato civile, in alcuni casi è anche penale. Ha rivolto i suoi inviti ai giovani affinché usino il web in modo corretto e che non si facciano influenzare con leggerezza da inviti di sconosciuti che con furbizia approfittano della leggerezza dell'utente sprovveduto per poi ricattarlo o nel caso peggiore per far del male. "Il cyberbullismo" - ha precisato l'Avvocato - come il bullismo sono reati punibili dalla legge, reati anche penali". poi rivolto ai giovani ha parlato di persone che non si conoscono: "Gli sconosciuti - ha detto rivolto principalmente alle ragazze- nascondono sempre insidie, non è costruttivo dare notizie e/o immagini di se via web ad uno sconosciuto ed  è un grave errore accettare il passaggio in auto da uno sconosciuto e sarebbe una vera trascuratezza se poi in macchina di conosciuti ce ne sono più di uno, magari tre". 

 

Un argomento molto serio che ci spinge a chiedere all'Avv. La Scala:

 

Il più delle volte si parla di genitori  che dovrebbero vigilare, ma penso sia un’impresa ardua oggi vigilare con tutti i meccanismi esistenti, tra PC, Tablet, cellulari ecc. che non hanno neppure protezioni, come si potrebbe arginare il fenomeno?

 

“Purtroppo è verissimo, - è la sua risposta - oggi secondo le statistiche quattro genitori su cinque non posseggono la password di accesso al computer o cellulare del proprio figlio. Questa è la dimostrazione di come non possono esercitare in concreto l’attività di prevenzione finalizzata a evitare rischi della rete. Come si può evitare il fenomeno? In un solo modo, nel rapporto genitori-figli e insegnanti-studenti, attraverso la riacquisizione di un rapporto fiduciario tra il genitore e figlio in modo da indurre il figlio spontaneamente a confidarsi con il proprio genitore per ogni aspetto. Solo in questo modo con il rapporto fiduciario e di stima tra genitore e figlio si potrà prevenire e pertanto non sarà più necessario utilizzare password per consentire l’accesso al sistema”.

 

Il web è molto utile, ma in alcuni casi è diventato una grossa insidia negativa tra siti porno e altri abilitati a truffe e ricatti. Questo non è un problema soltanto locale, ma a livello mondiale, dovrebbe essere competenza delle Istituzioni, si potrebbe trovare una soluzione più efficace, come quella di far chiudere definitivamente ed eliminare dal sistema della sana comunicazione, questi diffusori di male per la società?

 

"La nuova legge n.71 del maggio 2017 - spiega l'Avvocato - prevede che nel caso in cui ci siano immagini o video con contenuti illeciti la parte si può attivare per far oscurare o rimuovere il tutto in tempi brevissimi; purtroppo però il problema rimane perché i numeri dei siti, video e foto sconce e/o illecite sono così tanti che diventa impossibile oscurarli tutti proprio perché molti non vengono scoperti".

 

"Occorre che il web venga fatto conoscere sin alla fascia adolescenziale, quello che con l’Associazione Gens Nova facciamo da anni, andando nelle scuole proprio per a parlare dei rischi della rete per poter far si che i ragazzi siano a conoscenza di tali rischi e li evitino. Quindi non si può risolvere il problema chiudendo, ma semplicemente facendo divulgazione e prevenzione al fine di far conoscere i rischi reali”.

 

La nostra ultima domanda potrebbe apparire insolita, ma noi la riteniamo di una data importanza, anche perché la risposta dell'Avvocato mostra interesse al particolare posto alla sua attenzione:  "Siamo ormai prossimi alla predetta fine del presente sistema di cose, quando Dio distruggerà tutti gli elementi della società umana corrotta ed eliminerà i malvagi. “I vivi” che saranno giudicati sono coloro che sopravvivranno alla fine di questo sistema. – Rivelazione 7:9-14; 19:11-16”.

 

Questo è indicato nella Bibbia della Religione Cattolica, ma lei pensa che già siamo in dirittura d’arrivo? Secondo lei, Avv. La Scala, è possibile ancora per l’uomo riprendere la retta via?

 

"Personalmente mi accusano di essere pessimista. - afferma La Scala - Io sono realista. Purtroppo la situazione è abbastanza compromessa a livello mondiale e locale. Compromessa perché i ragazzi di oggi non hanno quel carattere e quegli anticorpi che avevano i nostri genitori e nonni, che hanno dovuto ricostruire l’Italia del dopoguerra. Un’Italia completamente a pezzi. I ragazzi, per i diversi motivi che tutti conosciamo, non sempre hanno la volontà idonea a poter far si che ci possa essere un cambiamento in concreto. La verità è che solo un miracolo può far si che i giovani oggi possano mettere a frutto il meglio delle loro qualità in quanto ne posseggono tante. Purtroppo spesso mancano stimoli, determinazione, voglia, sapere e la conoscenza. L’augurio, come cittadino, è di sbagliarmi, oltre che come presidente di due importanti associazione Gens Nova Onlus e Penelope Italia Onlus. Ma se devo essere sincero, non sono molto fiducioso per il futuro, perché vedo una situazione molto compromessa sin dalla tenera età cui si affianca un silenzio tombale da parte delle Istituzioni".

 

Con un doveroso saluto ci concediamo dall'Avv. La Scala ringraziandolo per la sua chiara e dettagliata esegesi e ci rivolgiamo alla Prof/ssa Angela Adduci, Dirigente dell'Oriani/Tandoi a Corato che durante l'incontro è intervenuta parlando delle attuali insidie (eventi realmente accaduti) che, non solo si manifestano via internet, ma anche sotto/forma di vere è proprie aggressioni alla persona. Questi aggressori, infine, ha spiegato Adduci, quando non riescono nel loro intendo per la risoluta difesa della vittima, rispondono indispettiti infondendo vere minacce. Collegandoci al suo intervento, alla Prof/ssa Adduci chiediamo:

 

In riferimento al suo racconto, cosa in realtà è successo il giorno in cui questo o questi sconosciuti si sono introdotti nella scuola?

 

"Ho cercato insieme a dei  docenti di controllare, - racconta la Dirigente - stando sul marciapiedi antistante la scuola, affinché alcuni ragazzi che avevano cercato di introdursi nell’Istituto si fossero allontanati. Mentre colloquiavo con i docenti sono stata avvicinata e minacciata in malo modo proprio da quei ragazzi che tra l’altro stazionano ogni giorno di fronte all’istituto".

     

Lei, oltre ad essere Prof/ssa, ha il compito di dirigere il Liceo Oriani e il Professionale Tandoi, è difficile oggi lottare per il bene delle nuove generazioni?

 

"E’ chiaro - Afferma la Preside Adduci - che si tenta, in sinergia con le Istituzioni e con le famiglie, di proseguire quello che secondo fine è l’obiettivo primario dell’istituzione scuola: La crescita educativa e culturale dello studente”.

 

"Purtroppo - Prosegue Adduci - le spinte negative sono tante ed alcune volte ci si ritrova soli".

    

I suoi studenti rispondono positivamente ai suoi consigli e alle sue raccomandazioni?

 

"Posso ritenermi complessivamente soddisfatta per il rapporto instaurato con tutti i miei studenti, che d’altro canto recepiscono l’attenzione e la disponibilità a comunicare".

 

Visto questo "andazzo" abnorme nel modo di vivere oggi, secondo Lei, cosa ha in riserbo il futuro, quali potrebbero essere i prossimi risvolti riservati all'umanità?

 

"Siamo noi i fautori del nostro vivere pertanto l’educazione al rispetto di sé, degli altri, dell’ambiente deve essere prioritario nella quotidianità dei nostri ragazzi, che sono il nostro futuro e  cui occorre sperare".

 

Il colloquio con la Dirigente si conclude così: con un pizzico di amarezza che la Prof/ssa Adduci mostra durante il suo racconto al primo punto dell'intervista e la soddisfazione e la voglia di fare che esterna durante il resto del colloquio.  

 

A conclusione di questo importante argomento intrapreso al fine di fare luce su di un fenomeno "vuoto" e immotivato, ma grave, chiediamo anche l'intervento della  Dot/ssa Adele Mintrone, Esperta "politiche di genere", che ha introdotto l'argomento con competenza e senso di  preoccupazione:

 

Professoressa, Lei ha sempre usato massima attenzione, anche in veste di Assessore quale è stata per un periodo, per il destino della Società, fautrice di regole innovatrici. Ha parlato di disabili, di meno abbienti e di persone bisognose di attenzione altrui, cosa pensa del fenomeno "cyberbullismo"?

 

"Ritengo che il cyberbullismo - spiega Mintrone - sia una forma di violenza (come il bullismo) sull'altro molto sofisticata e con conseguenze molto più'amplificate e dannose perché' sfugge al controllo della"rete internet" utilizzando impropriamente la tecnologia portando allo svuotamento,alla disperazione,alla noia sino alla distruzione dell'identità' di una persona.

 

Purtroppo E' un fenomeno molto evidente e diffuso tra i giovani che spesso si rivelano "ignoranti" dell'uso errato della tecnologia (pc, smartphone...), ma è anche molto presente tra adulti e tra adulti e giovani. Di conseguenza interessa tutti perché coinvolge tutti".

 

Secondo lei sarà mai possibile uscirne indenni, oppure sarà man mano un problema sempre più incisivo che si ripercuoterà sulla società?

 

"Ricordando una metafora del filosofo danese Soren Kierkegaard, - Spiega Mintrone - che espose una interessante critica alla tecnologia, potremmo dire: "la nave è finita in mano al cuoco", non c'è più'una rotta da seguire, ma ciò che mangeremo domani. Noi stiamo vivendo l'epoca del social -tecnologicamente- digitale, esistiamo e condividiamo la nostra intelligenza e la nostra creatività su Instagram, Facebook, Twitter.

 

Per esistere - prosegue Mintrone - dobbiamo essere on-line con tutti gli altri, ma in realtà siamo soli e perdiamo la concretezza del reale e la consapevolezza delle nostre azioni. viviamo nel digitale al punto da non riconoscere le "persone" verso cui abbiamo delle responsabilità'. Credo, allo stesso tempo, che potremmo riprendere il "controllo della nave" con la conoscenza degli effetti negativi del vivere nei "luoghi di Facebook" o del web, e riscoprire la bellezza dell'off-line, che pur spesso lo ricerchiamo. In quest'ottica diventa importantissima l'azione di prevenzione, di conoscenza del cattivo uso del web per difendersi e correggere atteggiamenti dannosi verso se stessi e verso gli altri e diventa fondamentale, e credo sarebbe la chiave di volt. Se riuscissimo a comprendere e far comprendere a giovani insieme ad adulti come anche attraverso "l'astratto digitale" si possono commettere "reati" perseguibili dalla legge. E su questo fronte essere compatti con le istituzioni scolastiche e politiche, con le forze dell'ordine, con genitori ed educatori e direi anche con la stampa, significa educare ad una nuova cultura e ad un uso corretto del web".

 

Quali sono le raccomandazioni che ha in riserbo per i vessatori e per le vittime di queste vili azioni fuori/legge?

 

"Importante è: - conclude la pof/ssa Mintrone - "sapere" e "conoscere" come la "cosiddetta ragazzata" non esiste. Una azione di sopruso sull'altro è sempre una forma di violenza da denunciare e condannare. Se si offende, si umilia qualcuno, si pone l'altro in una situazione di disagio o di ridicolo impadronendosi di foto, tutte queste azioni sono identificate come crimini, anche se esercitate da un minore. Chi si riconosce nella vittima deve denunciare, deve raccontare ad un adulto quello che sta accadendo perché possa essere aiutato".

 

Con un sentito ringraziamento agli intervenuti in qualità di relatori che ci hanno pregiato con le loro osservazioni e con la speranza che venga recepito lo "sforzo" di coloro che lottano per un giusto e accettabile modo comportamentale, non solo delle nuove generazioni, ma di tutti coloro che aprono le loro porte alle nuove tecnologie, ci concediamo dai lettori con un antico e valido detto "ad maiora semper".

 

La Redazione di Eventi & Commenti

Giuseppe Arbore

 

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